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Traduzioni in italiano

I primi 119 versi di Le gioie della primavera furono tradotti in italiano da Vincas Mincevičius nel 1964. Purtroppo quel lavoro rimase incompiuto. Quanto alle favolette, una soltanto (“Il cane Testagrossa”) venne tradotta dal glottologo Vittore Pisani e inserita nella Crestomazia indeuropea nel 1963. Per la versione italiana di tutte e sei le favolette si è dovuto attendere il 2010 (traduzione di Adriano Cerri su Hebenon). La traduzione qui presentata è sostanzialmente la stessa, migliorata però in alcuni punti.

Trattandosi di opere in versi, si è voluto restare fedeli agli originali producendo una traduzione metrica. Non disponendo l’italiano dell’esametro, si è scelto di optare per il doppio ottonario, restando così nel solco della tradizione iniziata da Mincevičius, il quale usò proprio questo metro. Ogni verso è composto da un totale di 8+8 sillabe (8+9 nel caso in cui l’ultima parola sia sdrucciola). Gli accenti forti del metro cadono sulla 3°, 7°, 11° e 15° sillaba. Gli accenti di parola possono adeguarsi agli accenti metrici del tutto (p. es. All’istante dalle crepe le api uscirono sciamanti: 3°, 7°, 11°, 15°) o solo in parte (e da morte a vita richiamavan l’erbette dei prati: 3°, 9°, 12°, 15°).

Un altro criterio che ha orientato il lavoro è la maggiore aderenza possibile al testo originale. Aderenza significa anche non ‘correggere’ l’autore. Si noterà, dunque, che le favolette – opere giovanili – appaiono più deboli rispetto a Le Stagioni, meno scorrevoli, più affannate verso il raggiungimento della conclusione dove è esposta la morale del racconto.

Si è tradotto in un italiano moderno, non arcaico, poiché la lingua in cui il poeta scrisse doveva apparire perfettamente naturale e quotidiana ai suoi lettori. Un italiano poetico, sì, ma anche piuttosto semplice, scevro da ricercatezze estranee all’originale. I nomi propri sono tutti conservati, ed eventualmente spiegati in nota se possiedono significati particolari non accessibili al lettore italiano. Quanto alle altre note di traduzione, si incontrano solo laddove vengano citati dei realia tipici del contesto prussiano-lituano, ad esempio il dio Perkūnas (che sarebbe fuorviante tradurre con “Giove” per venire incontro al lettore), oppure le kanklės, strumenti tradizionali a corda che non si è voluto cambiare in cetre.